Vic Petrella, quando la musica è desiderio personale di espressione e sperimentazione. L’intervista

Cosa ti ha spinto verso la musica?
Sono sempre stato legato alla musica fin dall’infanzia. Ho cominciato studiando pianoforte classico da bambino e sono cresciuto in un contesto musicalmente ricco. Mio padre è un appassionato di musica rock e sono cresciuto con quelle sonorità. Mi piace pensare di esserci praticamente nato.

Raccontaci un po’ del tuo percorso artistico…
Come già accennato, ho cominciato studiando pianoforte da bambino. Crescendo ho quindi continuato in conservatorio con la musica classica per diversi anni, ma non ho mai concluso gli studi. Nel mentre, ho sempre coltivato ascolti di musica rock, metal, ma anche ambient ed elettronica, in una continua ricerca che si protrae ancora oggi. Questo mi ha permesso di sviluppare una certa versatilità e voglia di muovermi tra diversi generi, come penso dimostri il mio album. Ho anche fatto parte di alcune bands di Foggia principalmente come tastierista, compositore ed arrangiatore, ma senza mai riuscire a pubblicare i nostri lavori. Quando poi tutti i progetti si sono arenati, ho deciso di camminare da solo, cercando di esprimere al meglio il mio desiderio di sperimentare, senza rimanere ancorato ad un preciso genere.

Cos’è la musica per te?
La musica per me è qualcosa di estremamente naturale ed imprescindibile, suonare è come parlare o respirare, non so immaginarmi senza. La mia vita è inscindibilmente legata alla musica. Sicuramente si tratta di un linguaggio, di un’arte, la più nobile forse, capace di trasmettere messaggi ed idee. Io scrivo musica quando devo esprimermi, quando ho qualcosa da dire, spesso di forte e di profondamente sentito.

Parliamo della tua ultima fatica, come nasce?
Nasce dal desiderio personale di espressione e sperimentazione. Ho cominciato registrando un demo in home recording che poi ho girato al mio produttore Massimiliano Lambertini di (R)esisto Distribuzione. L’idea gli è piaciuta ed allora sono entrato in studio per registrare l’EP vero e proprio. L’ intenzione è di unire il post-rock a sonorità elettroniche, ambient e sinfoniche in un’ottica sperimentale, come lascia intendere il nome “Sperimentalist”. La volontà di alternare parti cantate ad altre recitate, così come la commistione di più lingue è in linea con lo sperimentalismo e con le atmosfere ricercate allo scopo di innovare e stupire. L’album si compone di quattro pezzi riguardanti tematiche differenziate a me molto care. Il primo pezzo, dal nome “Red Zone”, è stato scritto durante la quarantena imposta dal lockdown e ha come tema la tragedia del virus. L’obiettivo è quello di creare una sorta di “manifesto” o documento storico da consegnare ai posteri, grazie alla selezione delle frasi da me ritenute più iconiche, dei capi di governo di diversi paesi durante la pandemia. Il secondo pezzo, dal nome “Under The Stars”, è il primo singolo estratto dall’album. Il tema riguarda la piccolezza dell’essere umano rispetto all’immensità dell’ universo in un’ottica sognante ed astratta. Il terzo pezzo, dal nome “Historia Magistra Vitae”, prende il nome da una celebre frase latina secondo cui si dovrebbe imparare dal passato. Il proposito di questa canzone è quello di muovere una denuncia alla società attuale contro la tendenza alla riduzione delle ore di storia e di storia dell’arte nelle scuole e dunque nelle nostre vite. Propone inoltre una riflessione su quella parte umana che ritrova nel passato il suo essere e dal quale non può prescindere. L’ ultimo pezzo, dal nome “Nature”, è un inno a madre natura in un’ottica devozionale e di rispetto. La bellezza del creato si declina nelle stagioni e nei paesaggi. È dovere dell’uomo ricongiungersi con essa.

Progetti futuri?
Sinceramente mi auguro di poter portare presto live il mio album. Sono impaziente di salire sul palco e darci dentro. Spero che questo 2021 me lo permetta. Poi comincerò a lavorare ad un nuovo disco, un full length che parta dalle sonorità già proposte in Sperimentalist, ma che sviluppi ulteriormente il tutto.

Cosa provi quando canti?
Cantare i miei pezzi e declamare i miei testi è liberatorio. È un grido di disapprovazione verso un mondo che cade a pezzi. Quando sento di avere qualcosa di importante da dire scrivo musica: il canto è una parte fondamentale di tutto questo processo.

Come ti senti prima di un live? Hai mai paura di sbagliare?
Credo che la paura sia un elemento che caratterizza anche i più grandi artisti. È umano aver paura di commettere un errore, ma sarebbe peggiore focalizzarsi su di essa. Ciò che importa è essere veri, autentici. Solamente in questo modo penso si possa dare il massimo per coloro che ti stanno ascoltando in quel momento, per coloro che sono lì a vederti. Quando però i live mancano da così tanto tempo, non si può fare altro che sentirsi carichi e tenersi pronti, perché quando questa storia finirà ci sarà da suonare duro e l’unica cosa per cui ci sarà spazio, sarà la musica.

Perchè i nostri lettori dovrebbe ascoltare la tua musica?
Dovrebbero ascoltarmi perché penso di proporre qualcosa di assolutamente nuovo, di inesplorato, di totalmente inedito. Credo che Sperimentalist possa essere molto apprezzato da persone abituate agli ascolti più disparati, ma pronte ad aspettarsi di tutto, ad avere una mentalità aperta. Sono certo che i lettori di questa rivista possiedano queste qualità.